Raccontare il mio divenire psicologo significa parlare di distanze e di riavvicinamenti. Di amore sconfinato per la materia e di illusioni infrante rispetto all’infallibilità del metodo scientifico.

Dott. Baldinini

Riavvolgiamo il nastro di molti anni, nei ridenti anni ’80, all’epoca ero un timido e spilungone giovanotto con decisamente poca voglia di studiare, timore nel relazionarmi con i miei pari e dubbio gusto nel vestirmi (quest’ultima cosa non è cambiata poi molto). In piena confusione esistenziale ho ben deciso di lasciare gli studi dopo la licenza media. Questo distanziamento dagli studi è stato il primo passo per divenire psicologo, un’ottima mossa con il senno del poi, perché mi ha permesso di amalgamarmi, fondermi come burro nella realtà dell’operaio, del cuoco, del lavoratore precario, del ragazzo con una utilitaria usata da qualcuno che l’aveva comprata da un amico e che l’aveva presa di terza mano a sua volta. La realtà dei soldi centellinati per arrivare a fine mese e del bisogno di risposte concrete alla vita.

Arrivato a 25 anni con un sudato titolo di chef di cucina maturato con varie ustioni e tagli, ho iniziato a desiderare qualcosa di diverso dalla routine delle stagioni e con una dose di positiva follia decido di ritornare sui libri, diplomandomi in un anno come privatista. Quel diploma mi porta ad iscrivermi a psicologia, tanto per fare, sicuramente non avrei mai passato l’esame di ammissione. Dai 14 anni, a parte l’anno del diploma non toccavo penna. Infatti entro al primo colpo, evviva, evviva. Peccato che l’università me la immaginavo solenne negli ambienti, severa e selettiva nello studio, una sorta di istituto simile a quello del film “L’attimo fuggente”. Il complesso è in realtà una struttura di cemento armato mal tenuto, una succursale di sede, con sedie e tavoli modello scuola dell’obbligo, con praticamente solo ragazze di diversi anni meno rispetto a me e una didattica che percepivo estremamente distante da quella che avrei desiderato. Come dato di cronaca mi laureo con lode, smetto inoltre di frequentare, mi sembrava di non trovare quello che cercavo. Da quel momento fino alla laurea magistrale non ho più messo piede dentro l’istituto se non per compilare esami.

Provo a fare quello che sapevo far meglio, mi sono immerso nella realtà, dove la psicologia potesse davvero portarmi a cambiare la realtà. 

Alcuni step senza un ordine ben preciso:

  • Divento coordinatore dell’Enaip di Cesena;
  • Tutor in progetti di avviamento al lavoro;
  • Assistenza a ragazzi con disabilità, in particolare autismo;
  • Collaboro come volontario nel centro di salute mentale; 
  • Creo assieme a dei genitori con figli con diagnosi psichiatrica l’Associazione “Se questo è un uomo”;
  • Mi specializzo nella psicodiagnosi;
  • Mi abilito alla psicoterapia;
  • Esploro la psicologia dello sport nel calcio e nel motociclismo;
  • Supporto a familiari con parenti nella diagnosi di Alzehimer per l’associazione Caima ed altre realtà del territorio;
  • Supervisiono gruppi di operatori;
  • Fondo insieme a dei colleghi e a mia moglie l’associazione Cambiavento;
  • Riunisco con i ragazzi di Cambiavento diversi genitori con figli nello spettro autistico e fondiamo l’associazione “Voce all’autismo”;
  • Contribuisco come relatore in tanti eventi connessi alla salute psichica ed emotiva;
  • E tante altre cose che ormai non ricordo nemmeno più…

In tutti questi anni penso di aver intuito quanto la psicologia a volte si pavoneggi troppo di sé stessa, in una sorta di bisogno infantile di essere annoverata fra le alte sfere che contano (leggasi medicina). 

La psicologia tende a perdere quell’umanità imperfetta che la lega alle scienze umane e non alla mera tecnica, più alla filosofia che all’ingegneria della mente.

La psicologia non è un cigno, è un servo, un operaio che si affanna dinnanzi a costellazioni di quesiti.  Nel lavorare come psicoterapeuta posso solo ritenermi fortunato, posso offrire ciò che ho appreso in spazi di riflessione a tutti coloro sono alla ricerca di un significato, un qualcosa che possa cambiare concretamente la vita e che possa diventare un orizzonte di senso.

Francesco Baldinini

Francesco Baldinini

PSICOLOGO

Psicologo e Psicoterapeuta

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